di Sara Commodo

In quest’epoca di socialnetwork e, in particolare, in quest’epoca di sharenting (quel neologismo che deriva dalla crasi dello “share” (il condividere) e del “parenting” (la genitorialità)), una delle questioni maggiormente oggetto di discussione nelle coppie che si approcciano alla separazione, al divorzio o allo scioglimento della loro unione riguarda la pubblicazione da parte di un genitore delle fotografie raffiguranti i figli minori senza il consenso dell’altro.

Quando la coppia genitoriale si separa il consenso alla pubblicazione delle foto – in quanto esercizio straordinario della responsabilità genitoriale – deve essere dato da entrambi i genitori, non già da uno solo: da qui nasce il conflitto.

Spesso invero il conflitto trova il fondamento non già nella tutela del minore dalla sovraesposizione mediatica ma dalla esigenza di colpire l’altro.

A riguardo è certamente interessante il recente orientamento degli uffici giudiziari di Torino.

In particolare, con provvedimento di autorizzazione del 18.9.2023, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino ha autorizzato l’accordo di divorzio raggiunto a seguito di negoziazione assistita in cui, tra l’altro, i due genitori (lui con l’Avvocato Alessio Solinas e lei medico con gli Avvocati Stefano Commodo e Sara Commodo) esprimevano il reciproco consenso alla pubblicazione sui social network delle fotografie della figlia minorenne infradodicenne, purché di contenuto adeguato per la figlia e, ovviamente, non lesivo per la minore stessa.

Il preventivo accordo espresso dai genitori in sede di separazione e divorzio relativamente al consenso di pubblicazione di fotografie dei figli minorenni può certamente evitare il proliferarsi di conseguenze giudiziarie sia di natura civile (con ordini giudiziari di cancellazione dei posti pubblicati, oltre che di risarcimento per le diffusioni non autorizzate da entrambi i genitori passate e future) che penale (per violazione della Privacy).

Non solo.

La discussione della clausola diventa il modo per sollecitare i genitori a porre la massima attenzione e diventare consapevoli del fatto che quando si pubblica una immagine di un bambino o di un adolescente, lo si sta esponendo su una vetrina potenzialmente pericolosa; si sta costruendo un suo “dossier senza il suo consenso e senza che lui ne sia a conoscenza, fonte di rischi che vanno dal furto d’identità, all’inserimento di quelle foto in siti pedopornografici.

In un futuro i nostri figli cresciuti dovranno fare in conti con questo fotografie postate durante la loro infanzia, il che potrebbe per loro essere lesivo di dignità e reputazione.

 

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Rassegna Stampa:

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